Energie rinnovabili: quello che c'è da imparare dagli Usa

Quando il popolo italiano ha spazzato via il nucleare dallo scenario strategico delle politiche energetiche dei prossimi decenni, più di un commentatore ha suonato la carica delle rinnovabili.

E qualcun altro - forse ancora sotto shock per l'esito referendario - non ha mancato di sottolineare che con le rinnovabili il Paese non coprirà mai il proprio fabbisogno energetico.

Merita allora più di una riflessione la storia di una regione Usa in cui le diverse industrie da rinnovabile sono in un tale grado di sviluppo da contendersi la fornitura totale di un fabbisogno energetico già pienamente soddisfatto.

Si tratta del Nord-Ovest degli Stati Uniti, regione che ha deciso di limitare l'approvviggionamento da energia eolica, data l'aumentata capacità dei fiumi di generarne di idrica, causa le eccezionali nevicate dei passati inverno e primavera.

Ciò, ovviamente, fa innervosire le industrie dell'eolico, che vedono minacciati i profitti derivanti dai massicci investimenti sostenuti nel passato ventennio. Ma, a quanto pare, l'agenzia federale energetica (BPA - Bonneville Power Administration) è irremovibile: occorre concentrare l'utilizzo sull'idrico per evitare un eccesso di acqua fuori dalle dighe, nonchè per proteggere il ciclo di riproduzione dei salmoni, fortemente presenti nel fiume Colombia.

Investimenti, concorrenza, regia pubblica forte e rigorosa: ricetta semplice per avere il meglio dalle risorse naturali. Dalla quale, purtroppo, l'Italia è molto distante.

Acqua, referendum e sinistra trinariciuta

Qualcuno non la dice tutta, e molti hanno le idee confuse.

Qual è l'effetto del secondo quesito referendario affermatosi nell'ultima tornata elettorale? In sostanza viene resa illecita la remunerazione del capitale investito.

Cioè, da che mondo è mondo, da che azienda è azienda, da che bilancio è bilancio, del capitale proprio degli azionisti. Non si devono cioè distribuire dividendi, quella quota di utili che finiscono nelle tasche degli azionisti in proporzione al capitale detenuto.

Nulla vieta però che la gestione dell'acquedotto finisca in utile (faccia profitti) se questi verranno reinvestiti nell'azienda. È ciò che accade in ogni (sana) organizzazione nonprofit.
O nelle imprese cooperative, con poche differenze di dettaglio.

Per questo, nessuno può aspettarsi che dal successo di quel quesito referendario si determini un'automatica riduzione delle tariffe. Potrebbe essere un eventuale effetto, senza dubbio, ma non è affatto scontato, dipendendo da una pluralità di fattori: assetto proprietario, livello di indebitamento, efficienza gestionale, andamento dei volumi, eccetera eccetera.

Allora le polemiche in corso sulla gestione dell'Acquedotto pugliese risultano quanto mai bizzarre: perché non si capisce se siano mosse da profonda incomprensione rispetto a quanto appena detto o da malafede.

Trattandosi di discussione tutta interna alla peggiore (nel senso di iper-trinariciuta) sinistra c'è da aspettarsi che, ainoi, entrambi i citati fattori stiano agendo contemporaneamente.
I risultati non potranno che essere pessimi. Per la sinistra ciarlatana (c'è da augurarselo) o per l'Acquedotto pugliese (e sarebbe un peccato per i poveri abitanti del tavoliere). Oppure, al peggio, per entrambi.

Ovviamente, il tutto mentre i veri speculatori, senza che nessuno se ne accorga, già stanno tramando su come aggirare, loro sì, il dettato normativo.

Asini da leggere

Gli Asini sono operazione culturale, innanzi tutto.
Promossa da quel grande intellettuale (ma non lo dite in sua presenza) che è Goffredo Fofi.

C'è un'associazione, che promuove dibattito e riflessioni.
C'è una casa editrice, che offre tanti volumi belli, attuali e preziosi.

Un buon esempio dei contenuti della proposta culturale degli Asini sta nell'articolo di Goffredo Fofi su Ivan Illich e le sue critiche radicali.

Hello, goodbye, Mr. Big Man


Se n'è andato Clarence Clemons.

Un grandissimo della musica rock. Una colonna della E-Street Band.
Il suo assolo melanconico di Bobby Jean? Quello potente e ineguagliabile di Jungleland? Difficile scegliere come ricordarlo.
Bello è l'articolo del New York Times. Commoventi i messaggi in rete dei fans.

Ma forse vale la pena di leggere le parole del suo principale compagno di strada, Bruce Springsteen: Clarence lived a wonderful life. He carried within him a love of people that made them love him. He created a wondrous and extended family. He loved the saxophone, loved our fans and gave everything he had every night he stepped on stage. His loss is immeasurable and we are honored and thankful to have known him and had the opportunity to stand beside him for nearly forty years. He was my great friend, my partner, and with Clarence at my side, my band and I were able to tell a story far deeper than those simply contained in our music. His life, his memory, and his love will live on in that story and in our band.

Sul palco era un nostro "amico": lo abbiamo ammirato, con lui ci siamo divertiti, ci ha tirato l'acqua e fatto l'occhiolino, ha giocato al ruolo di spalla del "suo e nostro" boss, e ci ha fatto accapponare la pelle con l'energia e l'armonia dei suoi strepitosi assoli al sax.
We'll miss you, Clarence.

Il nirvana metropolitano di Alemanno

Chissà cosa ne pensano i turisti.

I romani, anche i più induriti dalle esperienze della vita, indifferenti a tutto come solo il miglior Alberto Sordi sapeva ritrarli, sono basiti.

Lo stato della stazione Termini, laddove si intersecano le due linee metropolitane A e B (le uniche della Capitale), è qualcosa a metà tra fantascienza e set cinematografico.

Cavi elettrici che cadono giù dal soffito, pareti di vernice scrostata, goccerelline di non meglio identificati liquami per terra e a volte zampillanti in aria, sistema di illuminazione fatiscente.

Il tutto allietato da uno dei flussi umani più costanti e voluminosi di sempre, tanto più nella stagione estiva, arrostito, o meglio lessato, da un'areazione guasta 2 giorni su 3.

E con dei "vigilantes" - saranno alcuni dei naziskin assunti all'Atac? - che in questo contesto buio e precario fanno più paura di ogni possibile borseggiatore.

Provando a superare il furore e la mortificazione del dover vivere questa esperienza come cittadini c'è quasi da restare ammirati.

Sembra di essere in un film: il Nirvana di Salvatores o il Blade Runner di Ridley Scott. Erano affreschi di un futuro da incubo.

A Roma questo incubo è realtà. Quotidiana. Arrivata, da 3 anni, insieme a Gianni Alemanno.

Milanesi, visto che vi avanza, ci prestereste la Moratti?