Nonprofit giapponese e miopia italiana

Con il terremoto, i giapponesi hanno capito l'importanza che può avere un settore nonprofit sviluppato.

Nella regione di Tohoku sono stati quasi mezzo milione i volontari che hanno svolto compiti fondamentali: dando pasti, sostenendo psicologicamente i parenti delle vittime, restituendo buon umore ai bambini. Insieme, e a volte al posto, delle strutture pubbliche in difficoltà.

Così, poche settimane fa, il governo ha reso fiscalmente deducibili per il 50% le donazioni al nonprofit, che prima lo erano solo per meno del 10%.
E verranno semplificate le procedure che un'organizzazione deve sostenere per essere riconosciuta come nonprofit: si stima infatti che oggi, sulle circa 90 mila organizzazioni censite, solo 223 godano di tale riconoscimento.

L'auspicio, per i giapponesi, è che queste misure possano aiutare lo sviluppo della società civile.

La certezza, per noi italiani, è che il loro governo sta facendo molto più del nostro.

Le borse-struzzo spengono i monitor

Ci risiamo. La frequenza dei "guasti tecnici" nelle borse mondiali accelera preoccupantemente.
L'endogamia del sistema finanziario globale sta rivelando tutte le sue patologie. Non solo in termini di rischiosità finanziaria ed economica, ormai sotto gli occhi di tutti. Ma anche sotto il profilo tecnico e operativo.

Il Condor se n'era già occupato qualche mese fa, a proposito dei guasti che avevano lasciato a terra la Borsa di Milano.

Ieri, nuovamente, gli indici di Borsa di diverse piazze europee sono andati in tilt in una delle peggiori sedute possibili. Si sono verificati problemi sia con il Ftse-Mib a Milano, sia alle Borse controllate del circuito Nyse-Euronext, tra cui la piazza di Parigi. Dalle 16 e 28 di ieri non sono stati disponibili i dati sugli indici di riferimento per Parigi, Lisbona, Bruxelles e Amsterdam, secondo quanto riferito dalla stessa società che gestisce le Borse.
Nel frattempo Borsa Italiana ha riferito di problemi sui dati relativi all'indice Ftse-Mib, sul quale sono state sospese le comunicazioni.

Non male, in una delle peggiori fasi delle borse mondiali. Spegnere i monitor per non vedere. Assomiglia tanto ad una soluzione che piacerebbe al nostro Presidente del Consiglio. Lo stru(n)zzo per eccellenza.

Alemanno, abbandonato anche dalla stampa padronale

Sullo sfondo si agita lo spettro di due inchieste giudiziarie ancora non esplose. Forse non arriveranno mai gli avvisi di garanzia dalle procure di Roma e di Velletri, eppure se ne parla così tanto che, nel passaparola dei Palazzi romani, le due inchieste fantasma sugli uomini di Gianni Alemanno alla regione Lazio hanno finito con l’ aggravare una condizione psicologica di paura che all’ ambizioso sindaco suggerisce l’ urgenza in parte irrazionale di trovare una via di uscita dal Campidoglio.

Gli amici del Pdl, quelli che vengono da An, escluso il fedele Altero Matteoli, gli sbarrano però la strada: devi restare dove sei, se molli prima della scadenza resti a piedi. Maurizio Gasparri da molto tempo ripete sempre e solo la stessa frase: “Prima deve pensare a fare bene il sindaco di Roma e poi si vedrà”; mentre Andrea Augello, senatore e uomo di potere nella Capitale, ha deciso di soccorrerlo, Alemanno, ma per tenerlo in piedi ancora un po’.

E’ infatti sua, di Augello, l’ impronta del piccolo rimpasto che ha portato alla sostituzione del vicesindaco Mauro Cutrufo con Sveva Belviso. Quanto al sindaco, fiaccato dagli scandalucci sull’ Ama, sul familismo diffuso nelle ex municipalizzate e dai sondaggi in picchiata, ormai ha capito che per conquistare l’ agognata uscita d’ emergenza – quando sarà – è necessario occupare, prima, uno spazio politico nazionale strategico che sia riconoscibile, ben distinto, e in definitiva capace di giustificare in un prossimo momento di difficoltà del Pdl il suo “sacrificio per il centrodestra”. Punta a presidiare uno spazio di assennatezza, di buon senso nel caos della politica nazionale, Alemanno. E non gli viene nemmeno troppo difficile, circondato com’è da scattanti diti medi, rutti ministeriali, risse parlamentari e lotte intestine tra fazioni contrapposte eppure un tempo alleate: berlusconiani contro tremontiani, maroniani contro berlusconiani, giannilettismo contro tremontismo…

Più il contesto si fa sfilacciato, nervoso e confuso, più Gianni Alemanno suona corde di moderazione istituzionale, lui che pure viene dalla destra-destra e che un tempo era considerato il modello di carriere politiche di successo, come quella del sindaco leghista di Verona Flavio Tosi (anche lui un passato nell’ estrema destra). Ma le fortune politiche si capovolgono clamorosamente, così oggi Tosi, da epigono alemanniano che era, viene invece definito “un Alemanno riuscito”.

E dunque il sindaco della capitale ora si schiera con il Quirinale (“ha ragione Napolitano”), avversa il marketing strampalato della Lega sui ministeri al nord, e quando il premier tentennava sul nome del sostituto di Angelino Alfano al ministero della Giustizia, Alemanno ha tirato fuori il più inattaccabile, pacato e per bene dei candidati possibili: l’ ex magistrato, e attuale sottosegretario all’ Interno, Alfredo Mantovano. Corteggia la fronda di Roberto Maroni, ma prende le distanze quando la Lega fa politica “in canottiera”, triangola con le ambizioni democristiane dell’ amico Roberto Formigoni, osserva con celata diffidenza il nuovo segretario del Pdl Alfano e cerca così una buona posizione, e strategica.

Pronto a scattare, ma un attimo dopo (non prima) il tramonto del sole: Silvio Berlusconi. Gli amici sanno cosa si agita nella testa di Alemanno, lui giura che si ricandiderà al Campidoglio e loro invece raccontano sottovoce che non ci pensa nemmeno e che alcuni mesi fa Giorgia Meloni si è vista recapitare un’ ambasciata (peraltro da lei poco gradita) con la quale le è stata offerta la fascia del sindaco.

da www.ilfoglio.it

Morti in primavera

Della Libia non si sa. Sono tanti, ma nessuna fonte ufficiale comunica i dati.

Che invece sono noti per gli altri paesi della "primavera araba".

1.400 in Siria.
846 in Egitto.
219 in Tunisia.
200 in Yemen.
29 in Bahrein.

2.700 persone morte per la libertà.
Sono tante. Non abbastanza ricordate.

Tremonti e il nero (porcatroiaporcaputtana)

Qualcuno è stupito.

Secondo Milanese, il parlamentare consigliere economico amante dei cinepanettoni, Tremonti non era suo ospite "a gratis", ma pagava almeno la metà degli 8500 euro mensili di affitto.

Ovviamente in nero.

Sergio Romano sul Corsera se n'è sorpreso. Sorpreso che chi ha difeso così bene (?) la finanza pubblica si sia macchiato di simile "scivolone".

Probabilmente Romano, e tanti con lui, ha memoria corta.

Dimenticando che il nostro super-ministro era un commercialista. Che ha tolto dal codice penale il falso in bilancio. Che ha inventato lo "scudo fiscale" per gli evasori totali.

Nulla di strano, dunque. Lo strano è chi dimentica (o fa finta di dimenticare) il passato di Tremonti.

Che conta. Eccome se conta.

Porcatroiaporcaputtana.