PattiChiari non comunica più...

Notizia interessante. Dal 27 gennaio - in base ad un ordine di servizio firmato dal presidente Filippo Cavazzuti - non esiste più l'Ufficio marketing e comunicazione del consorzio PattiChiari. Cioè: l'apparato costruito dall'industria bancaria negli ultimi 8 anni per promuovere se stessa, da inizio 2011 non comunica più.

Perchè si sono risolti i problemi tra banche e clientela? Non sembra proprio... Forse è solo un ennessimo segnale della violenta ristrutturazione in atto nel mondo bancario. Certo non è buona la prospettiva di vita del consorzio. E dei suoi dipendenti, che andranno a far compagnia agli "esuberi" ABI.

Cosa ne pensano le associazioni dei consumatori, recentemente entrate nella governance di PattiChiari?

Astroturfing

Quando siamo su internet, tutti abbiamo un'opinione su tutto. Chiara e netta. E abbiamo voglia di esprimerla.

Paul Ford, giornalista americano, sostiene che la filosofia di internet può essere riassunta in una domanda: "Perchè non mi avete consultato?". Gli esseri umani, scrive Ford, hanno bisogno di essere consultati, coinvolti, di esercitare le loro competenze (e quindi il loro potere), e prima d'ora nessun mezzo di comunicazione era riuscito a soddisfare questo bisogno.

Il rovescio della medaglia è quello descritto da George Monbiot, del Guardian: "Le discussioni in cui non ci sono interessi economici in ballo tendono a essere più civili di quelle in cui si parla di questioni dove le aziende possono guadagnare o perdere miliardi. Per esempio il cambiamento climatico, la sanità pubblica o l'evasione fiscale delle industrie. Queste discussioni sono spesso caratterizzate da incredibili livelli di violenza verbale". Monbiot è arrivato alla conclusione che ci sono persone, probabilmente pagate, che su internet cercano di sabotare ogni dibattito civile intorno a temi considerati delicati.

Per indicare questa tecnica c'è anche una parola, astroturf, dal nome di una marca di erba artificiale usata negli impianti sportivi. L'astroturfing è l'arte di fare sembrare spontaneo e naturale il consenso (o il dissenso) intorno ad un'idea o a un prodotto.

Giovanni De Mauro (da Internazionale del 14 gennaio 2011).

Mussari: 180 e non sentirli

Giuseppe Mussari, il dinamico e loquace presidente dell'Associazione Bancaria Italiana, non ha dubbi: "Siamo in una nuova fase, che necessita di profonde discontinuità. In Italia la discontinuità nei rapporti tra imprese e banche, tra imprese e lavoratori è il driver della crescita".

Lo ha detto a proposito del referendum Fiat. Ma certamente si riferisce anche a quanto sta accadendo all'ABI. L'associazione delle banche, infatti, per la prima volta nella sua storia, sta vivendo una drammatica fase di "ristrutturazione".

Da settembre scorso non vengono più rinnovati i contratti di lavoro che vanno a scadenza (co.co.pro, tempi determinati, insomma i cosiddetti "precari"). La cosa è grave perchè fino a luglio scorso l'azienda assicurava a tutti questi giovani lavoratori la possibilità di un percorso di "stabilizzazione". Alcuni di essi lavorano in ABI da 6-7 anni.

Ad oggi, sono già 60 i giovani mandati a casa, senza né un minimo di preavviso "sostanziale" (non essendo quello formale dovuto) e né tantomeno un minimo segno di riconoscimento per il lavoro svolto.

Inoltre, sono 80 i dipendenti (a tempo indeterminato) che l'ABI si appresta a licenziare, avendo avviato la procedura prevista dalla legge per i licenziamenti collettivi.
In tutto i precari che "salteranno", via via che i contratti scadranno e non verranno rinnovati, saranno circa 100. Insieme ai dipendenti, fa 180 persone su un totale organico di 408.

Vuol dire un taglio, secco, senza trattativa, brutale e inaspettato per tutti, del 44%.
E' questa dunque la discontinuità che il portavoce dei banchieri si aspetta nei rapporti di lavoro.

L'uomo immagine dei banchieri, che da quando si è insediato non fa che ripetere che è tempo di "mani tese" e non di "pugni sbattuti sul tavolo", dovrà mostrare tutta la sua abilità per continuare a ingannare l'opinione pubblica sulla sua vera natura.

A partire dal prossimo Forum ABI sulla responsabilità sociale d'impresa. Dove secondo qualcuno, infatti, Mussari darà forfait per evitare le probabili menifestazioni di protesta dei lavoratori...


Macelleria contabile

Allora e' interessante leggere quelli de lavoce che parlano di macelleria contabile.

Da ieri - infatti - è finalmente disponibile il testo della manovra. Abbiamo così scoperto che un provvedimento presentato come quasi interamente di riduzioni alle spese è composto in realtà al 40 per cento di maggiori entrate, che molti tagli sono di carta, di dubbia praticabilità. Serve più che altro a dare un segnale ai mercati. Non è detto che sia credibile perché rinvia ai posteri gli aggiustamenti strutturali di spesa ed entrate. Ben poco rimarrà in vigore dopo il 2012. E chi paga davvero sono, una volta di più, i giovani.

Da più di una settimana i giornali commentano la manovra economica del governo per i prossimi due anni e mezzo, definita spesso come “di lacrime e sangue”. Si è perfino parlato di una manovra così dura da richiedere un gioco delle parti nell'esecutivo, con il ministro del Tesoro che interpreta il poliziotto cattivo e il presidente del Consiglio quello buono. Ma fino a ieri non c’era un testo con la definizione precisa degli interventi. Il governo stesso ha poi contribuito alla confusione, tant’è che diverse misure annunciate durante la conferenza stampa di presentazione della manovra – dalla soppressione di nove province ai tagli alla cultura, al blocco degli stipendi pubblici ai livelli del 2009 – sono state poi cancellate dal decreto presentato al Senato. Insomma, sin qui si è discusso sostanzialmente al buio. E al buio si lavora molto con la fantasia.


I VERI NUMERI DELLA MANOVRA

Un po’ di luce arriva finalmente dalla Relazione tecnica che accompagna il testo del provvedimento. La tabella che segue ne riassume i numeri principali. Tre elementi emergono con chiarezza.

1. Non è affatto una manovra incentrata solo sui tagli alla spesa; al contrario ben il 40 per cento della manovra a regime (nel 2012) è composto da maggiori entrate.
2. L’incremento delle entrate è dovuto in gran parte ai nuovi provvedimenti anti-evasione, da cui il governo si aspetta di ottenere fino a 8 miliardi di euro, in aggiunta a quanto già stimato nella Relazione previsionale e programmatica.
3. Per più del 70 per cento, i tagli sono rappresentati da riduzioni lineari nelle spese dei ministeri o da semplici riduzioni dei trasferimenti agli enti locali, senza che siano state varate misure strutturali di contenimento delle spese; l’esperienza passata ci insegna che questi sono spesso tagli di carta.

La Relazione tecnica rivela non poche sorprese rispetto a quanto anticipato dal dibattito mediatico. Intanto, i tagli agli enti inutili e ai costi della politica, di cui tanto si è parlato, contano praticamente nulla in termini di riduzione della spesa, nell’ordine di qualche milione di euro. Il congelamento dei contratti nel pubblico impiego conta un decimo di quanto anticipato dai giornali (attorno ai 500 milioni anziché più di 5 miliardi). In effetti, il blocco scatta nel 2010 (quindi salva i tre contratti firmati quest’anno) e contempla l’erogazione della “vacanza contrattuale” per il pubblico impiego. Non è la prima volta che si congelano i contratti, spostando spese più in là, senza risparmi strutturali. In passato, questi blocchi hanno comportato a regime addirittura incrementi di spesa perché il recupero dei rinvii è sempre molto oneroso.

Pesanti sono, invece, gli interventi su scuola e sanità. Per la prima, è soprattutto il blocco degli incrementi automatici delle retribuzioni nel triennio a determinare la riduzione della spesa; per la seconda, è un complesso di riduzioni nel personale e di riclassificazione della spesa farmaceutica.
La chiusura di alcune finestre per pensioni di vecchiaia e anzianità comporta risparmi di circa un miliardo di euro, sperando che l’effetto annuncio non spinga molti ad anticipare l’andata in pensione.

La parte del leone dei tagli la subiscono ancora una volta Regioni e altri enti territoriali, chiamati a contribuire a regime per 8,5 miliardi di euro, oltre il 60 per cento della riduzione prevista nella spesa. Per le Regioni si tratta del sostanziale annullamento dei trasferimenti per il finanziamento delle funzioni devolute con le leggi Bassanini nel 1997; per comuni e province, di un taglio ai trasferimenti dell’ordine del 20 per cento del totale. Come questi enti territoriali potranno gestire riduzioni così imponenti non è chiaro. Infine, la manovra è accompagnata dai soliti tagli lineari ai vari ministeri di spesa, la cui efficacia si è sempre rilevata assai limitata.


Per le entrate, 10 miliardi in più a regime, la leva è la lotta all’evasione. Che ci sia tanto da recuperare su questo fronte è indubbio. Il problema è che è impossibile stimare con precisione il valore delle misure di contrasto, tant’è che nella passata legislatura il governo aveva avuto la buona creanza di non inserire le stime nella manovra, considerandole semmai, a consuntivo, come sorprese positive. I numeri su cui conta questa manovra sono, invece, imponenti. Quasi 8 miliardi verrebbero dal recupero dell’evasione. Si noti che tutto questo avviene in aggiunta al recupero di evasione già contemplato nello scenario tendenziale della Relazione unificata sull’economia e la finanza e che in questa legislatura il governo ha già varato un condono (lo scudo fiscale) e, per ammissione dello stesso ministro dell’Economia, si accinge a vararne un altro sulle dichiarazioni al catasto. Verrà anche questa volta presentato dalla maggioranza in Parlamento anziché dall’esecutivo. Ma non per questo renderà più credibili le misure di contrasto all’evasione.


UN GIUDIZIO INFORMATO

In sintesi, si tratta di una manovra visibilmente improvvisata, che bada a esibire grandi numeri per offrire un quadro macro rassicurante. Le “lacrime e sangue” sono per pochi, i soliti. Chi paga davvero sono i giovani, colpiti dal taglio dei contratti a tempo determinato e dal blocco delle assunzioni e delle carriere nel pubblico impiego (che penalizza soprattutto chi è entrato con salari molti bassi contando sugli scatti di anzianità) oltre che dall’ennesimo rinvio della riforma degli ammortizzatori sociali. Non una, ma due mani, vengono messe nella tasche dei giovani.
L’aggiustamento strutturale langue. Coerente con questa impostazione la scelta di operare sulla cassa (rinvii di spese e tagli ad erogazioni) anziché sulla competenza.


La manovra conta su misure che rischiano di riservarci sorprese negative. Un esempio su tutti. Nel dibattito mediatico si è spesso vagheggiato del contributo che anche i comuni possono dare alla lotta all’evasione, tanto che questi percepiscono già il 30 per cento delle maggiori somme riscosse a seguito della loro partecipazione all’attività di accertamento delle imposte, una percentuale che la manovra di questi giorni porta al 33 per cento. Ebbene, la relazione aiuta a far chiarezza su questo fronte. Risulta che nel 2009 e nei primi mesi del 2010 la partecipazione dei comuni abbia complessivamente condotto a maggiori accertamenti di imposte per 6 milioni di euro e a maggiori risorse riscosse per 450mila euro, di cui un po’ meno di 150mila sono andati ai comuni. Speriamo che non sia questo il modo con cui si pensa di saldare i conti degli enti locali e recuperare gettito all’evasione.

Vedi qui la tabella di sintesi.

Familismo doloroso

Per il coraggio delle persone che ci lavorano. Per la ruvidezza dei toni di Gino Strada, che mi dà ossigeno contro il vellutato linguaggio della sinistra di questi tempi. Per la forza dei diritti umanitari da promuovere. Ad ogni costo.

Per questo, però, mi fa male vedere che la presidente di Emergency è Cecilia Strada.
Figlia di Gino.

Un po' come gli Agnelli, i Colaninno, i Guidi, i Moratti, i Berlusconi, i Bossi...

Il familismo, l'immobilismo sociale uccidono questo paese.
Mi fa male vedere che anche una bella cosa come Emergency ci caschi così vistosamente.