Dalla Carifac a Banca Etica, accendere i fari sulla finta democrazia in banca

La cordata di imprenditori (Francesco Merloni, Gennaro Pieralisi, Mario Pesaresi) che si oppone al passaggio della Cassa di risparmio di Fabriano e Cupramontana sotto il controllo di Veneto Banca, ha comunicato alla Banca d'Italia di aver raccolto ''moltissime segnalazioni'' secondo cui personale della Carifac starebbe chiedendo in questi giorni ad azionisti-clienti di delegare la banca stessa a rappresentarli all'assemblea dei soci del prossimo 18 dicembre, data in cui si gioca il destino della Carifac: all'ordine del giorno dell'assemblea c'e' il voto sulla ricapitalizzazione (da 140 milioni di euro) che, in pratica, produrrebbe l'acquisizione della Carifac da parte di Veneto Banca.


''La richiesta fatta dalla banca agli azionisti-clienti non e' corretta - sostiene Pesaresi -, perche' la banca non e' azionista di se stessa. Se qualche azionista che ne ha titolo vuole fare la raccolta delle deleghe, manifesti la propria posizione ed esca pubblicamente con comunicati nei quali spieghi il perche' richiede il supporto da parte degli altri azionisti''. ''E poi, che in una situazione particolare di crisi come quella attuale, che personale della Carifac chieda deleghe a clienti ai quali e' stato dato un affidamento, non e' corretto'', ribadisce Pesaresi, domandandosi, inoltre, ''se i signori della banca che si stanno adoperando in questo modo sono convinti di stare facendo una cosa lecita''.

La notizia lascerebbe il tempo che trova se non ricordasse da vicino le pratiche di democrazia interna della moralmente ambiziosa Banca Popolare Etica.
Il prossimo maggio si eleggerà il nuovo Cda, finalmente uscirà di scena il presidente Salviato e altri consiglieri della vecchia guardia: Cavani, Silva ecc.

E' dal lontano 1995 che ad ogni elezione strategica di Banca Etica (che sia per il Cda o per il Comitato etico), si verificano esattamente pratiche di questo tipo: pacchetti di voti gestiti e smistati da cordate di soci su anonimi delegati; pressioni di qualche dirigente della banca sui soci finanziati (dunque non proprio in grado di difendersi); calcoli e complessi incroci di voti dei soci fondatori degni di ben altre poltrone per assicurare che le cariche "designate" non siano minacciate.

Fabio Salviato, presidente-padrone della banca, che ha generato l'insofferenza di più di qualche socio, è il principale responsabile di tutto ciò. Ma, certamente, non da meno sono coloro che finora lo hanno "assecondato": dagli altri consiglieri uscenti, alle grandi associazioni nazionali che pure siedono in Consiglio, alla vecchia squadra padovana della banca.

La cosa buffa - e deprimente per chi crede nella possibilità di costruire modelli economici alternativi - è che Salviato si appresta a continuare a governare la banca da fuori. Presidente, etero-scelto, sarà Ugo Biggeri, quello di Terra futura. Non proprio un uomo nuovo, essendo stato già in tre consigli ed avendo - casualmente? - saltato lo scorso giro, forse per non incorrere nel limite dei quattro mandati e dunque poter ora ambire al trono.

Su tutti gli altri, ancora poche certezze. Pare che diversi degli uscenti - alcuni dei quali forse troverebbero ostico spiegare come hanno impiegato gli ultimi tre anni - si ricandideranno. Perchè la faccia tosta non ha limiti oppure perchè gli interessi sottostanti sono più rilevanti di quanto sembri?

Il Condor seguirà questa vicenda, cercando di accendere i fari giusti nei momenti giusti.